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Il vino Friulano

10 gennaio 2017 - Gastronomia
Il vino Friulano

Francesco Visintini e Beatrice Baggioli
Laboratorio del corso di ANTROPOLOGIA CULTURALE (Relazioni Pubbliche 2016/17)

STORIA DEL VINO FRIULANO

Il nome cambia, l’identità resta. Questo il succo della vicenda che nel periodo 2007-2008 ha interessato la storia del vino più rappresentativo e identificativo della terra friulana: il Tocai (nome derivante dalla parola friulana ‘’Taj’’), oggi chiamato invece Friulano.

Ma partiamo da più lontano. Da sempre il Tocai continuava serenamente a essere prodotto dai viticoltori friulani e altrettanto faceva il Tokaj in Ungheria: nome di una serie di vini appartenenti all’omonima zona. I produttori di entrambi gli stati producevano il loro vino senza preoccupazioni, consci del valore identitario del prodotto per i consumatori natii e delle profonde differenze che distinguevano i loro vini nelle modalità di produzione e nelle caratteristiche fondamentali: il nostro un vino bianco secco e amaro, il loro un vino bianco dolce e liquoroso.

La prima scaramuccia risale al 1959, quando una società di export di Budapest cita in giudizio un produttore udinese per l’identicità dei due nomi. Le  fasi di giudizio si concludono però a favore del  friulano dato che venne esclusa dai giudici la possibilità di confondere i due vini.

Furono ulteriori esigenze di mercato che nel 1993 spinsero i giudici della Corte di Giustizia Europea a imporre un divieto d’etichetta per il nome Tocai in tutta Italia che sarebbe poi entrato in vigore dal 31 marzo 2007, in seguito all’ ingresso dell’Ungheria nell’UE. Il Tocai friulano era reo di possedere un nome quasi identico al prodotto ungherese, cosa che non ha possibilità di esistere nei mercati moderni.

Nel 1995 venne inoltre assegnata paternità esclusiva al vino ungherese che avrebbe avuto il diritto di conservare il proprio nome perché legato al nome del luogo, mentre il nome dell’italiano Tocai, non essendo legato al nome del territorio come l’ungherese, sarebbe dovuto essere quello da cambiare. Immediate furono le proteste dei produttori friulani più importanti che accusavano il fatto che l’Europa non riconoscesse il pregnante valore di storia e identità friulana appartenente al nome Tocai. Inutile dire che la giunta regionale FVG e l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale cercarono più volte di andare contro alla decisione europea chiedendo l’annullamento del divieto in misura importante nel 2002 e nell’anno successivo al cambio, il 2008. Arrivò infatti in quell’anno il placet della regione Friuli Venezia Giulia che varò una legge per conservare la dizione completa di Tocai da usare sul mercato locale, riservando il nome diverso  solo per il mercato estero.Purtroppo anche questo nuovo provvedimento fu quasi immediatamente sospeso dal Tar del Lazio, cosa che provocò una spaccatura all’interno del Consorzio del Collio e le dimissioni dell’allora presidentessa Ornella Venica. Non ci fu proprio nulla da fare, il nome doveva essere cambiato e cambiato fu, concretamente, nel 2008 dopo un periodo dove il vino, dal punto di vista effettivo, non aveva nemmeno più nome a causa dell’attesa di eventuali ripensamenti e svolte dopo le sollecitazioni e i ricorsi della regione. Pierluigi Zamò, produttore cormonese, lo chiamò addirittura ‘’Anonimo friulano’’ per riderci sopra.

La scelta del nome fu costellata da mille difficoltà, tanto che venne addirittura chiesto ai produttori e consumatori di proporre nomi tramite sms e telefonate. I nomi più gettonati furono ‘’Tai’’, ‘’Blanc’’, ‘’Blanc Furlan’’, ‘’Iacot’’ (tocai al contrario) ecc.. Finchè la Cantina Produttori di Cormòns propose di ribattezzare il Tocai semplicemente “Friulano” in modo da avere un nome finalmente collegato alla regione in modo chiaro e che portasse ancora al suo interno l’identità friulana seppur in modo più generico e minore.

 

In seguito al cambio di nome ci fu malcontento da parte dei produttori. Marco Felluga infatti parla in questo modo:
‘’Abbiamo preso una fregatura incredibile. Nel ’93 si è detto di sì con leggerezza a questa risoluzione europea. Ma è come se da domani non potessimo più chiamare “pizza” la pizza. Il Tocai era un simbolo, un patrimonio della nostra enologia e noi dobbiamo dimenticarlo’’.
Oppure frasi da parte di consumatori come: ‘’Abbiamo regalato l’anima del Friuli’’.
E c’è chi come Gianola Nonino ebbe da ridire anche sul nome scelto: ‘’Il nuovo nome – disse disperata- è orribile: il formaggio, le pantofole, il prosciutto, tutto è friulano. E’ un aggettivo, non è un nome, e non potrà mai sostituire il nostro Tocai’’.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Dopo il cambio di nome furono organizzate molte feste e eventi a tributo del prodotto come ‘’Benvenuto Friulano’’ e ciò contribuì a rafforzare l’attaccamento al vino e alla terra. Inoltre il “Friulano” ex Tocai vendette come non mai nel periodo successivo alla vicenda: se fino a prima il Sauvignon e lo Chardonnay dominavano i listini prezzi dei bianchi friulani, con il 2008 il fanalino di coda ‘’Friulano’’  diventò  il primo della classe.  Merito, confessarono i produttori, della leggenda sbagliata alimentata dai vari rumors sulla vicenda, per cui la gente si convinse che il Tocai non sarebbe più stato prodotto. E nulla catalizza le vendite quanto la minaccia d’ estinzione di un prodotto.

LE CARATTERISTICHE DEL VITIGNO

Il Friulano è una varietà a bacca bianca autoctona della regione. Il vitigno ha foglia pentagonale e presenta grappoli compatti di media dimensione. Gli acini sono di dimensione media e di colore giallo/verde. I problemi maggiori del vitigno incorrono con l’umidità e il marciume ma anche col ”mal dell’esca”, la peronospora e l’oidio, tutti e tre i casi dovuti alla formazione di funghi che compromettono lo sviluppo della pianta.

LA TECNICA DI PRODUZIONE DEL VINO

La tecnica usata per il Tocai è la classica vinificazione in bianco. Essa consiste nel portare le uve in cantina dopo la vendemmia e procedere con la diraspatura, ovvero la separazione degli acini dal sostegno, e la pigiatura, ovvero lo schiacciamento degli acini per produrre il mosto. Quest’ultimo viene ulteriormente immesso in una pressa per ottenere la maggior quantità possibile di liquido anche dalle bucce. La miscela viene poi spostata in speciali vasche di decantazione dove viene nuovamente trattata con enzimi e chiarificanti. Infine si può finalmente passare alla fermentazione alcolica (di durata circa mensile) aggiungendo al mosto degli speciali lieviti che aiuteranno a formare l’etanolo. Dopo un ultimo periodo di riposo del vino il prodotto si può finalmente imbottigliare.

CARATTERISTICHE GENERALI DEL VINO

Un vino bianco secco dal colore giallo scarico, profumo di mandorla amara e dal retrogusto amarognolo e gradito. Il Friulano è un vino elegante ma allo stesso tempo ”beverino” adatto sia a fini degustazioni che al consumo a tavola durante i pasti.

Intervista a Silvia Feruglio, responsabile della produzione del vino dell’azienda agricola “La Ferula” sul vino Friulano

-Parliamo di Friulano, ex Tocai, che voi chiamate..?
-Noi lo chiamiamo semplicemente <<Bianco>> in quanto avendo l’IGT (indicazione geografica tipica) e non la DOC (di origine controllata), possiamo chiamarlo in qualsiasi modo ma non Friulano o, ovviamente, Tocai.
-Spiegami meglio questa questione.
-Il vitigno è comunque Tocai, però il vino non può più essere chiamato in quel modo dal 2008. Chi vinifica deve scegliere dei disciplinari: se scegli quello della DOC- Friuli ti ritrovi dei limiti di produzione/ettaro, di gradazione e di vinificazione da rispettare per avere la certificazione DOC, che è diciamo più prestigiosa soprattutto per il mercato di esportazione. Avere la DOC comporta dei costi e dei controlli maggiori. Avendola, il vino puoi anche chiamarlo Friulano. Se per scelta non hai la DOC (nel nostro caso in quanto non esportiamo e non abbiamo voluto cambiare il nostro prodotto) puoi invece ottenere l’IGT  che comporta meno controlli su certi parametri del vino, quantitativi ettaro/produzione più elevati ma anche nel nostro caso il divieto dell’uso della parola <<Friulano>> sull’etichetta: anche se volessi chiamarlo <<Bianco Friulano>> non potrei. Infatti proprio in questi giorni ci è arrivata una comunicazione che ci diceva di cambiare il nome di un altro vino, il Verduzzo Friulano, in semplicemente Verduzzo. Friulano non va bene. Conosco molti produttori che,riguardo a questo, hanno scelto nomi diversi e a volte fantasiosi per il loro Tocai: c’è chi lo ha chiamato Giuliano o addirittura chi ha fatto corrispondere alle lettere che compongono la parola <<Friulano>> i loro numeri in base alla posizione dell’alfabeto arrivando a chiamare il proprio vino come una specie di codice! Ognuno trova il proprio stratagemma, noi lo chiamiamo <<Bianco>>, poi la gente ci chiede <<Cos’è?>> e noi gli diciamo <<Il Tocai>> e loro sanno che è quello. Così funziona.
-Dimmi qualcosa riguardo alla vostra produzione del Tocai.
-Destiniamo al Tocai 3 ettari di vite per una produzione di circa 150 quintali/ettaro circa, dipende dalle annate. Di questi solo 40 ettolitri li destiniamo alla consumazione da bottiglia con l’IGT (quindi un po’ più raffinata), mentre i rimanenti li destiniamo alla consumazione <<da tavola>> senza IGT.
-Quindi producete due tipi diversi di Tocai?
-Esatto, diversi per lavorazione in campagna ma uguali per cantina. Ciò incide sulla gradazione alcolica,che è

diversa, e leggermente sul gusto. Anche il fatto che i tre ettari di vigna siano disposti su due terreni diversi, a 5 km l’uno dall’altro, incide sul gusto. Quindi alla fine ricaviamo un Tocai IGT più pregiato eseguito con una lavorazione più seguita che vendiamo in bottiglia di vetro e un Tocai da tavola venduto in bottiglia di plastica (che fra l’altro è il più comprato) che i clienti prendono direttamente dalla botte e poi consumano a casa regolarmente.
-Il vostro Tocai si differenzia in qualche modo da quello di altre aziende?
-Come lavorazione, no. In molti fanno una macerazione delle uve come per i vini rossi ma noi non facciamo grosse lavorazioni sul Tocai, magari sperimentiamo su altri vini. Il Tocai è un vino che abbiamo sempre venduto così com’è.
Quindi non avete cambiato il prodotto nel tempo?
-Solamente a livello di tecnologie produttive. Abbiamo cambiato qualche macchinario ma la lavorazione è rimasta abbastanza standard. O magari da un anno all’altro sperimentiamo un lievito rispetto a un altro, però a livello di lavorazioni particolari no.
-Fin dove esportate il vostro prodotto?
-Guarda, la nostra produzione è una produzione di livello locale che arriva al massimo fino a Trieste. Vendiamo ad alcuni locali, pizzerie e anche ad altri produttori. Contribuiamo dando il vino alle sagre paesane o a manifestazioni della pro loco ma non andiamo troppo distante perché il Tocai qua è un punto di riferimento per molte persone. Nel senso: sanno che questo è buono e non vanno a cercarlo da altre parti. La gente viene qua con le taniche a prendersi il vino che poi porta a casa. Sanno che è buono.
-Secondo te perché questo?
-Per tradizione. Il Tocai c’è sempre stato e noi in zona produciamo da almeno cent’anni. Inoltre tanti ci fanno i complimenti dicendoci <<Sai il tuo Tocai è davvero buono>>, questo secondo me perché molti produttori fanno il bianco mettendo dentro tutto quello che avanza dalla vendemmia: tagli, seconde pressate ecc.. (Cosa che noi non facciamo.) Poi producono il bianco credendo che la gente non si accorga ma in realtà la gente la sente la differenza. Quello che la gente cerca è la sicurezza di un vino buono e che piaccia. E se una cosa piace.. piace. Col Tocai vanno sul sicuro. Ad esempio quando sono indecisi o non sanno cosa prendere scelgono il Bianco.
-Di che età sono perlopiù i clienti che comprano Tocai?
-Diciamo dai quarant’anni in su. Ci sono però anche molti giovani, magari figli di clienti, che vengono a prendere il bianco da noi o anche solo ad assaggiarlo in locanda.
-C’è un periodo in cui il Tocai viene comprato di più?
-Vendendolo sfuso non abbiamo periodi di vendita specifici, a parte sotto Natale per ovvi motivi.
-Come pubblicizzate il Tocai?
-Per far sapere alla gente cosa sta comprando usiamo, per quanto riguarda la bottiglia, un copri tappo bianco, la scritta semplice ‘’Bianco’’ in colore bianco e il nostro logo o un disegno fatto a mano. Poi nel retro etichetta inseriamo tutti i dati fiscali riguardanti il prodotto. Altrimenti nel nostro sito vengono presentati tutti i tipi di vino che produciamo abbinando la semplice foto della bottiglia a tutti i dati inerenti il prodotto. In realtà non facciamo pubblicità mirata a certi prodotti ma la facciamo per l’azienda in generale.
-Il cliente viene accompagnato all’acquisto del vino?
-Certo, abbiamo una bravissima sommelier e il cantiniere che aiutano i clienti se devono comprare il vino e non sanno già da loro cosa acquistare.
-Se dovessi consumare il Tocai in modo ottimale a che cibo lo abbineresti?
-Il Tocai è abbastanza versatile, non ha caratteristiche troppo particolari. A me il Tocai ricorda la pera già dal profumo ma è una cosa soggettiva. Inoltre in vinificazione il Tocai emana un forte odore che ricorda il formaggio. In ogni caso se dovessi abbinarlo ad un piatto particolare direi un buon risotto.
-E se dovessi costruire un’immagine per pubblicizzare il Tocai al meglio, cosa ci affiancheresti?
-Mettere una vite o un campo come sfondo sembra troppo scontato. Probabilmente metterei le bottiglie di Tocai su un carretto dove poggiano delle balle di fieno, ovviamente su sfondo rurale.

Domande a Marco Muggia, enologo dell’azienda ”Tenuta di Blasig” sul vino Friulano

-Chi consuma maggiormente il vostro prodotto?
-I consumatori sono in prevalenza italiani e austriaci appassionati di vini e abituati a consumarne in grande quantità. Solitamente i clienti sono over 40 ma spesso anche i giovani vengono a bere un bicchiere di vino in compagnia.
-In quale periodo dell’anno le vendite sono maggiori?
-Le vendite sono maggiori sicuramente nel periodo natalizio, ad aprile, maggio e luglio.
Come si presenta il prodotto? Quali sono le sue caratteristiche?
Il prodotto è di alta qualità ed eleganza. L’eleganza e la leggerezza sono i punti di forza del nostro prodotto e sono ciò a cui puntiamo maggiormente. La tradizione è un altro punto importante: il prodotto ha infatti una tradizione molto radicata. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo incrementato la qualità del vino. Per quanto riguarda il Friulano 2015: è il “vino di tutti i giorni”, un vino leggero, fresco, profumato e abboccato: chi viene dal Friuli e chiede del bianco riceverà indipendentemente dall’ora un bicchiere di questo vino. Il Friulano 2011 “Affreschi” invece viene dal vitigno di Vermegliano e risulta da una selezione della vecchia viticoltura di Friulano fatto maturare in botti di quercia francesi. Quest’ultimo, grazie all’accurato processo produttivo è uno dei gioielli della tenuta nonchè un vino di grande struttura e pienezza.
-Con cosa fa sistema il prodotto?
-Il nostro vino fa sistema con i prodotti del ristorante. Nella nostra Tenuta abbiamo un ristorante che offre piatti del territorio locale.
-Come e dove viene fatto il prodotto?
-Il prodotto viene lavorato non molto lontano al punto di vendita. La tenuta si estende su 18 ettari di vitigni che non distano molto tra di loro. Il vino viene lavorato con strumenti ad alta tecnologia come ad esempio l’ammostatoio moderno e recipienti in inox a temperatura controllata. Il vino Friulano 2015 viene lavorato tramite fermentazione in bianco in seguito alla macerazione a freddo mentre il Friulano 2011 ”Affreschi” viene lavorato tramite fermentazione in bianco a temperature controllate e torchiatura a mano.
-Com’è cambiato il prodotto nel tempo?
Il vino iniziale non era molto diverso ma ora è sicuramente prodotto con una tecnologia più avanzata. Gli strumenti sono moderni e sicuramente diversi rispetto a 200 anni fa. La cantina invece è rimasta la stessa.
-La confezione ha un logo specifico?
-Tutti i nostri prodotti hanno il nostro logo, ovvero il “balconetto”.
-Ci sono delle varianti locali del prodotto?
-Sicuramente. Ad esempio abbiamo un “concorrente” che è l’azienda agricola di San Canzian d’Isonzo, ma il loro prodotto ha caratteristiche molto diverse.
-Come viene pubblicizzato il prodotto?
-In rete. Abbiamo un sito web e utilizziamo molto i social network.

 

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