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Il mulino e il battiferro di Godia

4 aprile 2017 - Patrimonio culturale
Il mulino e il battiferro di Godia

Paolo Parmeggiani
Ricercatore Uniud

Il ruolo del video nella documentazione.

La ragione per cui proponiamo il video che segue non risiede tanto nella originalità del tema, quanto che ci sembra un buon esempio per comprendere le potenzialità della documentazione audiovisiva.

L’immagine, il suono, il movimento: la documentazione audiovisiva è sostanzialmente diversa da altre forme (ad esempio la scrittura) usate per registrare informazioni e dati. Un video può catturare i suoni, il tono della voce, gli accenti, le inflessioni, le pause, le espressioni facciali, il linguaggio del corpo e tante altre forme con cui ci esprimiamo. Può descrivere oggetti e registrare le azioni che esprimono saperi e forme culturali che stanno scomparendo. Ci permette di avvicinarci per osservare nel dettaglio ciò che nascosto, poco visibile o lontano nel tempo e nello spazio, ci consente (più di altra documentazione) di studiare fenomeni, oggetti ed azioni facendo delle analisi a diversi livelli.

Provate ad ascoltare il suono del fabbro che batte il ferro rovente e osservate il ritmo dei suoi gesti: la ripresa audiovisiva documenta e restituisce in modo vivo come i saperi e le pratiche artigianali si relazionano con cultura materiale.

In questo video, registrato nel 1991, presentiamo la documentazione di due lavori tradizionali in rapido declino: il fabbro ed il mugnaio. L’intervista è stata fatta a Adolfo e Lino Cossutti (figli di Giuseppe, proprietario della ditta), che vi hanno lavorato dal 1966.

Il complesso degli edifici è composto da un  antico mulino (XV-XVI sec.) e il battiferro (fine Ottocento ) che si fronteggiano ai due lati della roggia di Palma a Godia (Udine).

Il  Piano Regolatore Generale Comunale di Udine lo descrive accuratamente.

Il complesso risulta ben conservato, ha un forte impatto visivo e grande importanza dal punto di vista storico-testimoniale. Il mulino, vero e proprio, databile attorno al XV-XVI secolo, appartiene alla famiglia Coiutti ed è ancora funzionante. L’edificio è semplice: ad un piano nell’avancorpo contenente le macine con copertura a capanna, a due piani nella parte retrostante.

Il mulino originariamente usava una ruota diversa da quella attuale, formata da una serie di pale che raccoglievano l’acqua e la facevano cadere dall’alto, ruotando in senso inverso a quella attuale. Poi vennero poste delle pale in legno che in tempi recenti sono state sostituite da altre in ferro. Le due ruote servono per alimentare due diverse macine poste all’interno del mulino, quella più antica è costituita da due palmenti in pietra francese del diametro di 1,20 m. Il palmento inferiore è fisso e piatto, quello superiore ha movimento rotatorio ed è leggermente convesso al centro. Il mulino attualmente funzionante è stato costruito nel 1928.

Tre delle cinque ruote, azionate dal salto realizzato sulla roggia di Palma, erano utilizzate dal battiferro situato sull’altra sponda del canale, la cui costruzione risale a fine Ottocento, edificato attorno ad una piccola corte. I fratelli Cossutti, proprietari del battiferro, erano specializzati nel produrre e riparare attrezzi agricoli. All’interno è ancora visibile il maglio costituito da un martello e da un incudine messi in moto dalla ruota idraulica. Nel complesso del battiferro sono presenti all’interno della corte anche alcuni dettagli decorativi: la ringhiera in ferro battuto del poggiolo contenente un elemento decorativo in ferro in cui è riportata la data del “1896”; le balaustre in pietra artificiale delle parti terrazzate ad un piano; alcune cornici delle aperture e modanature in pietra.

Il mulino è inserito in un contesto urbanistico che ha mantenuto intatta la matrice rurale, fatta di caseggiati a filo strada con corti interne.

Fonte: Piano Regolatore Generale Comunale , Norme Tecniche di Attuazione Appendice 5  Edifici e ambiti urbani tutelati  Fascicolo 4 Complessi legati alla storia industriale

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