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Il green screen nell’intervista

18 maggio 2017 - Tutorial
Il green screen nell’intervista

Paolo Parmeggiani, ricercatore Uniud
In questo tutorial presentiamo le potenzialità del Chroma Key (intarsio a chiave colore). In particolare illustreremo un possibile utilizzo del Green Screen nell’ambito dell’intervista.

Al fine di agevolare l’uso didattico di questo video abbiamo aggiunto la trascrizione del testo.

Per comprendere le potenzialità del Chroma Key (intarsio a chiave colore), vediamo alcuni esempi realizzati dagli studenti del corso di Scienze e Tecnologie Multimediali (Università degli studi di Udine).

In questo caso abbiamo una forma semplice di green screen, in cui ci sono 2 livelli. Il primo è quello del presentatore. Il secondo è quello dell’immagine digitalizzata della grafica. Lo sfondo originale del presentatore diventa trasparente, sostituito da una grafica generata dal computer. il soggetto era stato ripreso su uno sfondo con un colore uniforme, generalmente blu o verde, che diventerà poi lo spazio nel quale appiano le mappe meteorologiche.

Vediamo un altro esempio in cui esistono più piani. Dal punto di vista del compositing ci sono più livelli: ripresa originale, grafica-scritte, sfondo che si compongono assieme. Si tratta di una parodia della pubblicità televisiva. Dal punto di vista della efficacia dell’effetto, possiamo notare che lo sfondo non è perfettamente trasparente. In altre parole, l’ombra del protagonista sul background l’immagine rimane e non permette all’immagine sottostante di apparire completamente. Questo non è un effetto voluto, è un inconveniente che deriva dalla cattiva illuminazione.

Vediamo adesso un esempio tratto dal film “Titanic”. In questo caso molte scene hanno delle inquadrature composte da: riprese sul set, green screen e ricostruzione al computer delle parti mancanti oppure sovrapposizione di scene girate altrove. Come vedete in queste scene, l’inquadratura, che sembra realistica, in realtà è stato processata più volte attraverso vari tipi di soluzioni di tipo digitale. Qui vedremo la fiancata della nave come viene ricostruita e come vengono sistemati dei personaggi all’interno della scena.

Dal film “Matrix” vediamo il passaggio dagli sketch dello storyboard iniziale, attraverso tutte le fasi. I disegni, le ricostruzioni al computer del movimento, la sovrapposizione alla scena girata con il green screen delle parti realizzate in 3D al computer. Naturalmente questi tipi di effetti speciali richiedono un’estrema precisione e un lavoro molto complesso per ottenere anche pochi secondi di filmato.

Le infinite possibilità di effetti speciali che si possono ottenere lavorando su più livelli sono visibili in un estratto dal film “Alice in Wonderland” (regia di Tim Burton) della Disney. Abbiamo in questo caso un’immagine digitale, un utilizzo del green screen e la deformazione del livello principale che permettono di trasformare il personaggio, deformando le proporzioni del busto e della testa. Sono visibili una serie di marcatori sullo sfondo che serviranno a coordinare i movimenti di questa immagine con il resto. Si tratta, in questo caso, di cartoni animati: quindi l’effetto di realismo è meno evidente. Vediamo come viene composto via via l’effetto aggiungendo diversi livelli a cui corrispondono personaggi, protagonista ecc. È interessante notare come un elaborato lavoro in post produzione permetta di modificare la prospettiva in accordo col punto di vista che cambia. In altre parole, qui abbiamo un personaggio che si muove: quindi anche lo sfondo deve trasformarsi visivamente in maniera coerente con il suo passaggio nello spazio. Deve cambiare lo sfondo, devono cambiare le proporzioni degli altri personaggi: è una fase piuttosto complessa che può essere fatta con un enorme lavoro in post produzione.

Esistono dei software appositi che agevolano l’operare in uno spazio 3D. In questo caso vediamo in azione Nuke, che permette di controllare appunto le variazioni geometriche di prospettiva e gli effetti speciali concatenati che servono a creare l’illusione della realtà.

Questo impegnativo lavoro e gli investimenti sono giustificato solo dai grandi ritorni economici possibili  in queste produzioni. In campo televisivo generalmente non c’è possibilità di utilizzare queste soluzioni in quanto richiedono un investimento di tempo, denaro e programmazione molto consistenti.

Esistono però delle soluzioni molto più semplici per creare quelli che vengono chiamate degli “studi virtuali” cioè delle ambientazioni televisive che sono più economiche e accessibili delle ambientazioni scenografiche reali e che permettono attraverso l’uso del green screen di posizionare i presentatori o i protagonisti dello show all’interno, appunto, di uno spazio virtuale. In questo caso i movimenti sono più semplici ma comunque sono spesso sufficienti a creare appunto l’impressione di uno spazio televisivo elaborato e professionale.

In questo esempio abbiamo la protagonista che è a figura intera e quindi ha bisogno di uno spazio verde alle spalle piuttosto grande. Le cose diventano molto più semplici se facciamo un’inquadratura più stretta: un mezzo busto oppure un primo piano. In questo caso il green screen dietro il soggetto può essere molto più piccolo e quindi anche più facile da realizzare.

La cosa principale è comunque la illuminazione che deve essere estremamente omogenea e senza variazioni di intensità nelle diverse aree del green screen. Qui è necessario usare una serie di riflettori a luce diffusa che illuminano in maniera omogenea lo sfondo.

Vediamo ora come si può allestire lo sfondo verde all’interno di una piccola ripresa per una intervista. In questa immagine abbiamo un piccolo studio con una illuminazione insufficiente: dobbiamo aumentarla. Ora ci sono 3 fonti luminose: 2 sono rappresentate da una luce diffusa per illuminare la superficie verde e un’altra è rappresentata dalla finestra laterale per il soggetto che verrà a sedersi sullo sgabello. Abbiamo quindi una separazione tra le fonti luminose: quelle che servono a illuminare lo sfondo e quella per il soggetto. Questo ci permetterà di regolarle in maniera indipendente una dall’altra.

La cosa più importante nello sfondo del green screen è che questo sia una superficie il più possibile omogenea secondo 2 parametri principali: la tonalità e l’esposizione. Vediamo come appare l’immagine ingrandita. Stiamo guardando lo sfondo e vediamo che è abbastanza omogeneo. Osserviamo l’oscilloscopio (o waveform) e vediamo che la luminosità è costante su tutta l’area. La linea è sufficientemente sottile e dritta; vediamo anche nell’istogramma che è ben delimitata. Perché è importante che l’area sia il più possibile omogenea? Perché questo sfondo diventerà trasparente quindi verrà cancellato dall’immagine. Più piccolo l’intervallo dei pixel che verranno cancellati, migliore sarà l’effetto. Infatti così non rischiamo di eliminare anche quei pixel che contengono una quota di verde (e invece sono sul soggetto).

Vediamo cosa succede con uno sfondo ideale, in questo caso generato al computer. L’ideale sarebbe questo tipo di immagine. Se guardiamo l’oscilloscopio vediamo che adesso la linea è perfettamente dritta (circa 60 IRE di luminosità) e l’istogramma è perfetto: i pixel hanno tutti lo stesso tipo di illuminazione.

Vediamo adesso il tipo di set reale che abbiamo prodotto. Come vedete abbiamo uno sfondo che sembra omogeneo, però sono presenti nella nostra inquadratura anche delle zone in cui si vedono parti diverse, alcune pieghe nel tessuto. Queste imperfezioni nello sfondo verranno cancellate da una tendina, quello che a noi interessa è che l’area vicina al soggetto sia omogenea come verde.

Abbiamo registrato l’intervista con l’idea appunto che questo sfondo verde venga poi sostituito da altre immagini. Vediamo come procedere. Attiviamo innanzitutto il chroma key, in questo caso si tratta di un plug-in della Newblue, lo aggiungiamo. Visualizziamo due finestre: da una parte il settaggio del chroma key e dall’altra il preview dell’immagine. Vediamo più da vicino il preview con l’ingrandimento di quella che sarà l’immagine.

Nel chroma key dobbiamo innanzitutto indicare quale sarà il colore che verrà bucato. Possiamo decidere attraverso questa interfaccia: scegliere il verde oppure, in maniera più semplice, prendere lo strumento contagocce e campionare una zona all’interno del nostro quadro (naturalmente fuori dal soggetto).

A seconda di dove lo puntiamo naturalmente avremo dei diversi risultati. Per quale ragione? Perché appunto non è totalmente omogeneo: come vediamo solo alcune zone verdi hanno le stesse caratteristiche di esposizione e tonalità per cui divengono trasparenti.

Quello che dovremo fare quindi è modificare l’intervallo dei valori di ciò che consideriamo il colore chiave (il verde). Aumentiamo il range di colori che risulteranno trasparenti: quindi non solo i pixel che hanno esattamente la sfumatura che abbiamo campionato, ma anche una serie di pixel che hanno delle sfumature simili e vicine. Se aumento il range, come si può notare, parte dello sfondo viene cancellato. Ingrandisco in modo da poter controllare con più precisione l’effetto. Quando scompare totalmente il verde e appare il bianco sono sicuro che ho selezionato un range di colori sufficientemente ampio.

Posso anche usare il secondo cursore che invece regola la sensibilità del keyer; in questo modo lavoro in maniera più fine. Riesco a cancellare completamente la parte verde. Se adesso tolgo il bianco e inserisco un’immagine, questa farà da sfondo al protagonista che rimane in primo piano.

Il quarto fattore di regolazione mi permette di risolvere un problema che posso evidenziare meglio ingrandendo l’immagine: è il verde presente sul soggetto. Questo dipende dal fatto che il soggetto non è abbastanza lontano dallo sfondo e perciò viene illuminato dal riflesso del verde. Abbiamo sulla persona una parte di verde dovuta allo sfondo che emana una luce, un riflesso verde. Per togliere questo bordo utilizzo il quarto cursore che cancella una quota di verde dal soggetto togliendo il riflesso sull’immagine. Lo svantaggio è che, togliendo una quota di verde, rischio di alterare anche i colori presenti sul soggetto. Minore è la tolleranza usata nello sfondo (durante la ripresa), migliore sarà l’effetto; maggiore è la distanza dallo sfondo minore saranno i problemi potenziali che derivano appunto dalla presenza di verde riflesso sul soggetto.

Gli ultimi due cursori permettono di sfumare eventualmente il bordo oppure addirittura restringerlo. L’ultimo assolutamente non lo utilizzerò, il primo posso utilizzarlo mettendo un valore minimo altrimenti cancellerebbe dei dettagli. In particolare nel caso dei capelli l’effetto potrebbe notarsi troppo.

Guardando l’immagine vedo che però sono visibili ancora i riflettori, che vanno tagliati. La sezione garbage-matte permetterà di visualizzare e modificare queste parti. Questa è praticamente una tendina che mi consente di cancellare le parti dello sfondo che non ci servono, rendendole totalmente trasparenti. Adesso ho visualizzato esattamente la tendina, la forma della maschera, in questa maniera posso cancellare una zona laterale con oggetti non verdi.

L’outline lo lascio perdere. Invece utilizzo una lieve ombra che mi permetterà di aumentare la separazione del primo piano con lo sfondo. Posso regolarne il colore e tutta una serie di altri parametri. Principalmente mi interessa che sia abbastanza sfumata e angolata in maniera corretta rispetto alla direzione della fonte di luce reale. In questo caso la luce che illuminava il soggetto proveniva da questa parte e quindi l’effetto è corretto.

Sostituisco adesso al bianco un’immagine relativa al contenuto dell’intervista (ciò di cui sta parlando l’intervistato) e se vado in play, posso verificare che l’effetto finale e piacevole e realistico.

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