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Zoccoli caldi

1 giugno 2017 - Patrimonio culturale
Zoccoli caldi

Špela Ledinek Lozej,
Assegnista di ricerca presso Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società,
Ricercatrice del Centro di ricerca scientifica dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti, Istituto di etnologia slovena di Lubiana
Miha Peče
Montaggio e post-produzione, Centro di ricerca scientifica dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti, Laboratorio audiovisuale dell’Istituto di etnologia slovena di Lubiana

Durante l’estate Alberto Pischiutti, allevatore di Cavazzo Carnico, ha delle giovenche alla malga Grantagar ai piedi del Jòf Fuart.
Quando l’ho incontrato alla Festa della Transumanza a Sella Nevea, non pensavo che dopo due settimane, il 24/09/2016, avrei potuto partecipare alla “vera transumanza”, alla discesa lunga 25 km da Chiusaforte fino ad Amaro…

Nelle montagne, dove l’agricoltura è condizionata da fattori climatici, dall’altitudine, dalla scarsità del suolo e dalle sue condizioni, dalle pendenze del terreno, l’allevamento di bestiame è stata l’attività agricola più presente ed adeguata. Si è sviluppata una combinazione di coltivazione e di allevamento, conosciuta come allevamento alpino (o sistema agro-pastorale alpino) che consisteva nel mettere in relazione due (o più) sfere di produzione: campi/prati del fondovalle e pascoli d’alta quota in montagna dedicati all’alpeggio. Anche di fronte ai grandi cambiamenti sociali degli ultimi decenni l’alpicoltura si è preservata in alcune malghe, sia per il bestiame da latte o “asciutto”. Nelle Alpi Giulie, la malga da latte più conosciuta è quella del Montasio: qui già da secoli si monticavano i bovini da tutto il Friuli; qui vicino ci sono alcuni alpeggi per il bestiame “asciutto”.
Oggi, di solito, il bestiame è trasportato in loco con un camion, però ci sono ancora alcuni allevatori che praticano la “vera transumanza”. Uno di loro è Alberto Pischiutti, allevatore di Gemona, che durante l’estate ha delle manze alla malga Grantagar, ai piedi del Jôf Fuart, e che da cinque anni fa la salita e la discesa della montagna a piedi.

Nel video viene documentata la tappa della discesa da Chiusaforte fino ad Amaro. In questa ricerca la telecamera non è servita solo per la documentazione visuale del cammino e del movimento del bestiame e della gente, bensì anche per permettermi di inserirmi nel contesto e comunicare con le persone coinvolte.
Il filmato è stato realizzato nell’ambito del finanziamento ottenuto dal Fondo Sociale Europeo, Programma Operativo 2014–2020, Asse 3 – Istruzione e formazione, Programma Specifico n. 26 – Misure a sostegno della mobilità in uscita e in entrata dei ricercatori, Progetto TALENTS³.

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