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Portis

27 settembre 2017 - Patrimonio culturale
Portis

Stefano Morandini

A chi è capitato di lasciare, per una divagazione automobilistica, la Strada Statale 13 tra Venzone e Carnia, ha sicuramente avuto la percezione di attraversare un mondo “altro”, fatto di case sventrate che mostrano com’era il loro “dentro”, piccoli orti, baracche dove ancora forti si conservano i segni della presenza, filari di viti che svelano ancora le cure dell’uomo, porte socchiuse e finestre spalancate, come se ci dovesse essere prima o poi un ritorno di chi vi abitava.
Questo è il vecchio abitato di Portis, in comune di Venzone, paese colpito dal terremoto del 1976 e successivamente minacciato da una frana, e per questo “apparentemente” abbandonato dai suoi abitanti. Il “nuovo” Portis è stato ricostruito poco più a nord in una zona sicura, grazie alla tenacia e alla caparbietà della popolazione, che dopo infinite discussioni e battaglie, ha fondato la Cooperativa “Nuova Portis” ricostruendo l’intero abitato. Nonostante questo, a quant’anni dal sisma il rapporto con il vecchio abitato non si è mai interrotto.

Lo straordinario interesse antropologico risiede infatti, nel aver mantenuto dei segni della passata vita familiare e comunitaria nel vecchio paese abbandonato, il cimitero, la cura verso quanto rimane, la ricostruita Chiesa di San Rocco, il collocare segni e nomi delle famiglie che un tempo vi abitavano. Questo fare del paese abbandonato un luogo della memoria e della socialità, rende Portis un caso unico a livello nazionale di “svuotamento” e ricostruzione che non recide però il legame degli abitati con il periodo pre-sismico, ma diventa luogo di giornaliere pratiche di ‘appaesamento’.

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